Il Grana Padano viene prodotto con latte crudo di vacca, proveniente da non più di due mungiture giornaliere. Il latte parzialmente scremato, per decrematura naturale, è trasferito in caldaie tradizionali in acciaio e rame a doppio fondo della capacità tale per ricavarne due forme. Al latte si aggiunge il siero naturale. Il latte inoculato viene riscaldato a 31-33 °C, addizionato di caglio di vitello per la coagulazione. La cagliata è rotta e cotta, i granuli di cagliata si depositano sul fondo della caldaia dove si aggregano in una massa caseosa che viene quindi estratta, tagliata in due parti uguali, ognuna delle quali è posta in una fascera rigida per derivarne la caratteristica forma.
Successivamente tra la "fascera" e la parte laterale della forma (lo scalzo) si inserisce un'altra fascia di plastica, che riporta in rilievo il marchio di origine, cioè il quadrifoglio con impresso il numero di matricola del caseifìcio, la sigla della provincia, l’anno e il mese di produzione, nonché le piccole losanghe punteggiate, simbolo del Grana Padano, distribuite su tutta la superficie, in modo da essere presenti in ogni parte della crosta.
Dopo 2 giorni dalla produzione il formaggio si immerge in una soluzione di acqua e sale per la salatura della pasta, per circa 3 settimane.
Alla fine della salatura le forme sono inviate in magazzino per la stagionatura, dove sono poste su assi di legno, pulite e voltate regolarmente per mezzo di speciali macchine.
Durante il lungo periodo della stagionatura, il Grana Padano subisce una serie di mutamenti fisici, chimici e microbiologici che determinano le sue caratteristiche organolettiche. |